
E’una foto dell’inverno del 1980, o pressappoco. Penso di essere abbastanza preciso perché quello scatto lo ricordo bene. Non dico di ricordare proprio l’istante esatto, ma riesco facilmente a collegare questa immagine sfocata ai ricordi che ho in testa.
Tanto per iniziare quello che sferra il fendente sono io, quello che lo riceve è Bido ed infine quello che lo accompagna, con un gesto della testa che suggerisce tutta la partecipazione possibile, è Ale. Ma sicuramente c’è anche Albe. E’ lui a scattare la foto da sopra lo sportello del gas del giardinetto del piano terra di Via Torbole 6.
Sono le prime ore del pomeriggio di un giorno invernale e noi tre stiamo andando a scuola, quinto ginnasio. Alberto è appena tornato, lui è in terza media alla Vallombrosa.
Il Liceo Gaetano De Santis di Via dell’Acqua Traversa è stato dato da poco alle fiamme e dopo qualche giorno di assoluta vacanza, tutte le classi sono state trasferite temporaneamente nella scuola media di Via della Maratona. Nelle aule disponibili però non c’è posto per tutti, e allora qualche burocrate creativo si inventa il turno della mattina ed il turno del pomeriggio, ovvero i “doppi turni”. Sembra di parlare del terzo mondo, ma era solo Roma primi anni ottanta. Oggi un genitore qualsiasi fonderebbe comitati, scriverebbe ai giornali, chiamerebbe il Gabibbo, ma a quel tempo queste condizioni assurde si subivano e basta.
In ogni caso i doppi turni erano un inferno. Si andava a scuola con il pranzo sullo stomaco, due ore dopo era buio e quando suonava l’ultima campanella era già ora di cena. Nella foto abbiamo i capelli lunghi, sopra le orecchie perché gli anni ’70 sono finiti da poco. Indossiamo piumini fatti con i materiali sintetici della peggiore specie ed il mio, me lo ricordo bene, aveva la particolarità di essere double-face.
Ai piedi forse avevamo ancora le Mecap. Dietro di noi, in bella vista, una 127 di un colore che solo le Fiat potevano proporre.
Ma il centro della foto è costituito da quel fendente, violento e stilisticamente perfetto, che sto sferrando a un Bido che accusa il colpo ma non molla, sotto gli occhi di Ale che sembra dire “…. Si bravo Gavo , bel colpo …. ma Bido, come incassi tu non lo fa nessuno“.
E allora ancora due parole sul perché di quel gesto, che allora Alberto volle a tutti i costi immortalare in questa foto.
In quegli anni la boxe occupa un posto importante dei nostri interessi sportivi e dei nostri sogni di adolescenti. Noi abbiamo avuto la fortuna di vedere in TV incontri di boxe leggendari. Basti pensare che al momento di quello scatto Muhammad Alì deve ancora combattere il suo ultimo incontro, Sugar Ray Leonard (con il suo inseparabile secondo Angelo Dundee) e Roberto Duran stanno per affrontarsi per ben due volte in incontri epici, inizia a brillare la stella di Marvin Hagler e soprattutto l’anno prima è uscito Rocky II. Noi tre (quelli della foto) quel film lo abbiamo visto al cinema Induno di Trastevere, un sabato pomeriggio. In sala c’era un clima da bordo ring. All’ultimo round tutta la sala era in piedi a gridare “…Rocky, rocky, rocky!”. Da quel momento incontri di boxe ovunque. L’ascensore e la “piattaforma” dell’autobus erano i nostri ring preferiti. A turno due combattevano ed il terzo arbitrava. Senza farsi male, quasi sempre colpi al busto accompagnati da guaiti e rantoli di fatica. Poi ogni tanto il colpo, quello vero, partiva e uno dei tre rimaneva senza fiato. In autobus la gente assisteva attonita, gli ascensori, quando uno dei due era costretto alle corde traballavano, emettendo rumori sinistri.
Anche la foto è naturalmente una messa in scena, un teatrino, una delle mille scenette che abbiamo rappresentato ovunque. Quella volta tranquillamente all’aperto, per strada. Dentro casa o fuori per strada non faceva alcuna differenza. Perché a via Torbole 6, per il raggio di 1km, tutto era casa nostra. Quando eravamo re.
Sugar Ray Leonard vs Roberto Duran
Tanto per iniziare quello che sferra il fendente sono io, quello che lo riceve è Bido ed infine quello che lo accompagna, con un gesto della testa che suggerisce tutta la partecipazione possibile, è Ale. Ma sicuramente c’è anche Albe. E’ lui a scattare la foto da sopra lo sportello del gas del giardinetto del piano terra di Via Torbole 6.
Sono le prime ore del pomeriggio di un giorno invernale e noi tre stiamo andando a scuola, quinto ginnasio. Alberto è appena tornato, lui è in terza media alla Vallombrosa.
Il Liceo Gaetano De Santis di Via dell’Acqua Traversa è stato dato da poco alle fiamme e dopo qualche giorno di assoluta vacanza, tutte le classi sono state trasferite temporaneamente nella scuola media di Via della Maratona. Nelle aule disponibili però non c’è posto per tutti, e allora qualche burocrate creativo si inventa il turno della mattina ed il turno del pomeriggio, ovvero i “doppi turni”. Sembra di parlare del terzo mondo, ma era solo Roma primi anni ottanta. Oggi un genitore qualsiasi fonderebbe comitati, scriverebbe ai giornali, chiamerebbe il Gabibbo, ma a quel tempo queste condizioni assurde si subivano e basta.
In ogni caso i doppi turni erano un inferno. Si andava a scuola con il pranzo sullo stomaco, due ore dopo era buio e quando suonava l’ultima campanella era già ora di cena. Nella foto abbiamo i capelli lunghi, sopra le orecchie perché gli anni ’70 sono finiti da poco. Indossiamo piumini fatti con i materiali sintetici della peggiore specie ed il mio, me lo ricordo bene, aveva la particolarità di essere double-face.
Ai piedi forse avevamo ancora le Mecap. Dietro di noi, in bella vista, una 127 di un colore che solo le Fiat potevano proporre.
Ma il centro della foto è costituito da quel fendente, violento e stilisticamente perfetto, che sto sferrando a un Bido che accusa il colpo ma non molla, sotto gli occhi di Ale che sembra dire “…. Si bravo Gavo , bel colpo …. ma Bido, come incassi tu non lo fa nessuno“.
E allora ancora due parole sul perché di quel gesto, che allora Alberto volle a tutti i costi immortalare in questa foto.
In quegli anni la boxe occupa un posto importante dei nostri interessi sportivi e dei nostri sogni di adolescenti. Noi abbiamo avuto la fortuna di vedere in TV incontri di boxe leggendari. Basti pensare che al momento di quello scatto Muhammad Alì deve ancora combattere il suo ultimo incontro, Sugar Ray Leonard (con il suo inseparabile secondo Angelo Dundee) e Roberto Duran stanno per affrontarsi per ben due volte in incontri epici, inizia a brillare la stella di Marvin Hagler e soprattutto l’anno prima è uscito Rocky II. Noi tre (quelli della foto) quel film lo abbiamo visto al cinema Induno di Trastevere, un sabato pomeriggio. In sala c’era un clima da bordo ring. All’ultimo round tutta la sala era in piedi a gridare “…Rocky, rocky, rocky!”. Da quel momento incontri di boxe ovunque. L’ascensore e la “piattaforma” dell’autobus erano i nostri ring preferiti. A turno due combattevano ed il terzo arbitrava. Senza farsi male, quasi sempre colpi al busto accompagnati da guaiti e rantoli di fatica. Poi ogni tanto il colpo, quello vero, partiva e uno dei tre rimaneva senza fiato. In autobus la gente assisteva attonita, gli ascensori, quando uno dei due era costretto alle corde traballavano, emettendo rumori sinistri.
Anche la foto è naturalmente una messa in scena, un teatrino, una delle mille scenette che abbiamo rappresentato ovunque. Quella volta tranquillamente all’aperto, per strada. Dentro casa o fuori per strada non faceva alcuna differenza. Perché a via Torbole 6, per il raggio di 1km, tutto era casa nostra. Quando eravamo re.
Sugar Ray Leonard vs Roberto Duran




4 commenti:
Nei miei tanti momenti in cui mi perdo in pensieri filosofici, magari in mezzo a tanti colleghi che corrono frenetici a concludere grandi operazioni professionali, mi è venuta in mente una considerazione, sicuramente comune a tanti, ma che sento profondamente mia, vale a dire che la qualità della vita non dipende da ciò che uno ha ma, ma dal valore che a ciò riesce a dare.
Ecco una delle più grandi fortune della mia vita è rendermi conto ogni volta di più che intorno a me ho degli splendidi amici, fortunati come me in tante cose della vita, ma soprattutto consapevoli fino in fondo del valore delle cose e capaci in modo speciale di valorizzarle tutte.
O ciaoooooooo
...era proprio così. Grazie Gavo per farci rivivere quei momenti e inevitabilmente le emozioni intense ad essi legate. Periodo che ha segnato definitivamente e positivamente le nostre vite, durante il quale è nata e cresciuta un'amicizia unica, irripetibile, profonda e contagiosa che ha dato "direzione e bussola" alle nostre vite contaminandole, forse più di ogni altra cosa, di valori che ci accompagnano quotidianamente e che condividiamo con le persone a noi vicine. Non mi sentirò mai solo e soprattutto sono ricco, ricchissimo.......come un re!
Ale
...Anche se in mezzo a tanti filosofi mi sento un pò superficiale, vorrei solo fare notare la somiglianza tra ale in questa foto e ben stiller in tutti pazzi per mary quando va a prendere Camerun Diaz per il ballo della scuola e si chiude il pisello nella zip!!!...Uh che male!!
Bastaaaa!! grazie ai vostri messaggi il tasso di glucosio nel mio sangue ha raggiunto la zona Uefa e punta alla Champions! Vergognatevi. Lasciamo perdere lo spilungone sabino (che venerdì pagherà tutte le sue malefatte ivi compresa questa), ma quello che osa chiamarsi "dinamite" e poi lascia un post come quello! CHIAMATI MICCETTA!!! E poi Gavo... quoque tu... non me lo sarei mai aspettato da te... un uomo tutto d'un pezzo... uno che di fronte ai colleghi-lavoratori indica il sol dell'avvenire ... lasciarsi cogliere alla sprovvista da questo amarcord da quattro centesimi... ma insomma! Ricomponiti! Petto in fuori e mento in alto! Ora vado in Farmacia a vedere se hanno un rimedio contro il diabete da post telematici...
-Il Censore, sbattendo la porta, non approva!
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